Claudio Baglioni Unaparolaperte.net

ClaB - Associazione Culturale Via Suvereto 195 00139 Roma

Iscrizione (da http://www.clab.info/iscrizioni.htm ) L'iscrizione a Clab si ottiene attraverso il versamento di una quota sociale annua di 30 (euro) che dà il diritto a ricevere il Pass,  la dotazione annua, le pubblicazioni, e ad accedere a tutti i servizi e le iniziative esclusive riservate ai Clabber.

La quota va versata attraverso un bonifico bancario (effettuabile presso qualsiasi Istituto Bancario) Clab Associazione Culturale via Suvereto 195 - 00139 Roma 
C/C n. 19307 presso BANCA DELLE MARCHE Sede di Roma -  via Romagna 17 Codice ABI 6055.8 Codice CAB 03200
Codice CIN "V"
Nella parte delle comunicazioni indica il nome, cognome, indirizzo, cap, città, provincia, numero telefonico e, in caso di rinnovo, il numero di Pass Clab.
Poiché non sempre la banca inoltra tutti i dati, conviene mandare  la fotocopia del versamento con tutti i dati dell'iscritto, tramite posta all'indirizzo di Clab o via fax al nr. 06/36004462.
In seguito riceverai  il pacchetto contenente il Pass ed il materiale in omaggio, in contrassegno per l'importo delle spese di spedizione. 

COMUNICATO CLAB 2006

ASSOCIAZIONE CULTURALE

Si fa seguito alla ultima Assemblea degli associati tenuta presso il Palasport di Firenze il 17 Dicembre in occasione della quale sono state comunicate a tutti gli intervenuti le novità e quanto stabilito dal Consiglio Direttivo .

In tale occasione sono state comunicate diverse novità che si riassumono:

· La quota di iscrizione per l’anno 2006 è stata portata ad Euro 30,00 (trenta/00) in considerazione del fatto che la stessa è rimasta ferma per oltre dieci anni e non era più idonea al finanziamento delle molteplici attività sociali;

· La spedizione postale ordinaria dei gadget sarà effettuata da Clab e non sono più previste le spese di contrassegno o spedizione , salvo non sia espressamente richiesto l’invio assicurato del materiale;

· La quota di iscrizione sarà valida per anno solare a prescindere dalla data di iscrizione;

· Tutto il materiale Clab e le eventuali comunicazioni saranno inviate all’indirizzo presente in archivio o a quello eventualmente comunicato nel versamento. Si prega di verificare con attenzione l’esattezza e la chiarezza dello stesso al fine di evitare disguidi postali;

· Coloro che hanno un recapito di posta elettronica , se lo desiderano, possono comunicarlo al sito di clab clab@baglioni.it o all’indirizzo sotto indicato al fine di poter ricevere eventuali comunicazioni.

Poiché sono pervenuti alcuni versamenti che non hanno tenuto conto della nuova quota deliberata, si invitano gli associati ad adeguare il versamento utilizzando i soliti canali finanziari e inviando copia di entrambi i versamenti al numero di fax 06/36004462.

In mancanza di tale adeguamento , non si potrà dare corso all’ invio del materiale.

Il Segretario del Consiglio Direttivo Dott. Remo Coccia remococcia@tin.it


 

A tutti gli Iscritti
Ogg.: Iscrizioni Soci

Con riferimento all'oggetto si precisa che il Consiglio Direttivo ha deliberato in merito alla razionalizzazione delle iscrizioni, e pertanto a far data dal 01/01/2003:
Le iscrizioni avranno validità per l'intero anno solare a prescindere dalla data di versamento;
Solo gli iscritti dell'ultimo quadrimestre 2002 saranno considerati in regola anche per il 2003 e riceveranno il materiale pubblicitario in distribuzione nel periodo in cui è stato eseguito il versamento;
Per ogni manifestazione, assemblea o raduno dovrà essere esibito il PASS ed un valido documento di riconoscimento.

Il segretario del C. D. Dott. Remo Coccia


Comunicati di Claudio dal sito ufficiale

Chi c'è in ascolto.

Idee, qualità, voglia di comunicare. Abbiamo chiesto "chi c'è in ascolto" e abbiamo avuto una risposta davvero emozionante.
Tante idee, una grande attenzione alla qualità delle proposte, e -soprattutto- una gran voglia, quasi una febbre, di comunicare.
Emoziona sempre sapere (e, in questo caso, sentire) che certe domande non cadono nel vuoto, ma arrivano a destinazione, vengono raccolte e mettono in moto la voglia di rispondere, il desiderio di rompere il silenzio e far sentire la propria voce, il suono e il sapore delle proprie idee.
Per tutto questo devo un grazie grande e sincero a tutti quelli che hanno lanciato nell'oceano infinito di Internet la bottiglia con il loro messaggio, insieme al frutto del modo -così autentico e personale- di cucire insieme parole e note.
Un dono grande, di quelli che entrano dalla porta principale dell'anima e danno una piccola scossa, il senso che -finché ci sarà chi continua a cercare il senso delle cose tra le strofe di una canzone- il mondo è un posto degno di essere abitato e i suoi inquilini persone che vale la pena di conoscere.
E, a proposito di questo, chissà che non capiti davvero l'occasione di incontrarsi e scambiarsi idee, linguaggi ed emozioni, perché la musica non è un'isola, ma il mare che unisce tutte le anime che le aprono il cuore.
Grazie, dunque, con l'augurio di non smettere di trasmettere! Claudio

La veglia e la festa…

Due parole sulla seconda e due anche sulla prima.

La festa.

Anche se la veglia è stata un po’ più lunga e movimentata del previsto, alla fine, la festa c’è stata.
Ed è stata una bellissima festa.
Non che sia una novità per quei pirotecnici incontri ravvicinati che sono i nostri raduni.
Al contrario: non se ne ricorda uno che non ci abbia nutriti delle emozioni che inseguiamo per far sì che il nostro tempo valga la pena di ospitarci tra i suoi inquilini.
Ma è sempre bello poterlo riconoscere a cuore aperto e ascoltare vibrare, una seconda volta, le emozioni di ritorno che la memoria ci regala, quando ci accompagna ad indagare il passato.
E non solo perché, come si dice, “tutto, in lontananza diventa poesia”, ma anche perché il riprodursi di questa energia positiva aiuta a ricaricare le batterie e ci dà un po’ di spinta in più per affrontare tutto il resto.
Ed è bello poter gustare –anzi rigustare- insieme la filigrana particolare di queste emozioni con quanti, come voi, hanno soffiato l’anima della passione in questa festa e l’hanno resa ciò che tutti noi desideravamo intensamente che fosse: una festa, appunto.
Confesso che era tempo che non vivevo un clima così intenso e così acceso e che non partecipavo ad una festa così bella.
Credo che nessun teatro abbia mai ospitato una serata così. E credetemi: qualche teatro l’ho visto e a qualche serata ho partecipato. Non lo dico per piacere o per compiacere, ma perché è quello che sento: ciò che motiva il grazie che vi devo e l’affetto che vi restituisco.
E’ inutile: ci sono emozioni alle quali non ci si abitua mai.
La corsa pazza ad occupare i posti del teatro che, dietro le quinte, abbiamo vissuto come il crescere, sempre più forte, del richiamo incalzante di un milione di tamburi sempre meno… lontani;
i visi trasfigurati delle emozioni che raggiungono, finalmente, la superficie dopo la lunga apnea dell’attesa;
gli occhi aperti a rubare e imprimere ogni istante sulla pergamena dell’anima, perché nulla vada perduto;
le labbra deformate dall’urlo del canto e le braccia alzate al cielo a lanciare in aria tutte le lettere e i simboli dell’insondabile dizionario delle emozioni.
Sono cose alle quali non ci si abitua mai.
Così come non mi abituerò mai alla scossa che dà questo corto circuito di energia. Questa marea di elettricità invisibile che passa di mano in mano, dal-palco-alla-platea-dalla-platea-al-palco, dove non solo mai una goccia si va a perdere, ma che monta, monta, monta fino a scaricarsi con tutta la forza sulla spiaggia della nostra sensibilità, per una mareggiata salutare di nuova vitalità.
Una grande festa, allora.
Che mi ha reso felice e per la quale non posso che restituirvi il grazie che era contenuto nei vostri sguardi e nelle vostre parole.

La veglia.

E, forse, mai raduno ha avuto un titolo più azzeccato di questo.
“La veglia e la festa”. Come dire l’attesa e la gioia.
E, visto che della festa ho parlato, vorrei dire due parole anche riguardo alla veglia che l’ha preceduta.

Anche queste sono cose alle quali non ci si abitua mai (ma per altre ragioni, purtroppo).
E io non ho alcuna intenzione di abituarmici.
Se la parola regina della festa è stata emozione, per la veglia sono costretto a usare un’altra parola.
E la parola è indignazione e intendo usarla con tutta la sua forza significativa ed espressiva.
Nessuno –né io, né voi, né nessun altro- in nessuna circostanza e per nessun motivo è autorizzato a fare ciò che qualche “vuoto a rendere” con al collo un pass il cui significato/valore, evidentemente non conosce (come recita l’abusata saggezza popolare: “l’abito non fa il monaco”), si è permesso di fare.
Mi riferisco al modo -inqualificabile e ingiustificabile- nel quale, addirittura un’ora prima dell’apertura dei cancelli (e, quindi, quando nessuno poteva presagire i disagi che si sarebbero manifestati qualche ora più tardi) alcuni individui aggredivano verbalmente e non solo (c’è chi si è lasciato andare all’incivile pratica dello sputo), ragazzi del Clab e della Security.
Mi spiace.
Ma è un genere di comportamenti per i quali non c’è scusa. Nessuna.

Né mai ve ne sarà.
La violenza (perché di violenza si tratta) –fisica, verbale o psicologica che sia- è, per sua natura, ingiustificabile e inaccettabile, e non ha, né avrà mai cittadinanza tra quanti intendono avere rapporti con me, con i miei amici e collaboratori, con il nostro ClaB.

Una piccola parentesi a questo proposito.
ClaB è una libera associazione.
Vi si aderisce per scelta, non per coazione.
Chi ritiene (e ne ha tutto il diritto) di non riconoscersi in ciò che facciamo e nel modo nel quale lo facciamo sappia che, così come è ampia la porta per entrare, è altrettanto ampia quella per uscire. Ed entrambe queste porte sono aperte.
Sempre.
E così come noi tutti siamo felici di accogliere chi desidera fare un piccolo pezzo di strada insieme a noi o ci dispiace (ma non gliene vogliamo) quando qualche compagno di viaggio decide di sperimentare nuovi sentieri, allo stesso modo non proviamo alcun disagio (anzi) a invitare ad allontanarsi chi, nelle parole e nei fatti, dimostra di essere anni luce lontano dalla nostra idea di stare insieme.
So che la stragrande maggioranza (per non dire la quasi totalità) dei Clabber condivide questa riflessione e la sottoscriverebbe, e mi piacerebbe vedere l’e-mail dell’associazione andare il tilt per i messaggi di simpatia ed affetto per i ragazzi di Clab e per quanti lavorano perché a me e a voi sia data la possibilità di sognare insieme. E’ un lavoro che merita rispetto: il mio e il vostro.
Chiusa parentesi.

L’attesa, ho detto all’inizio è stata un po’ più movimentata del previsto. Ci sono stati disagi (per i quali ci siamo scusati e ci scusiamo), malumori (comprensibilissimi e assolutamente legittimi) e anche una certa tensione (anche questa comprensibile e giustificata, almeno fin quando non degenera).

Per tutto questo ci tengo a dirvi come sono andate effettivamente le cose e, adesso che ho avuto modo di ricostruire la giornata fin nei dettagli, cercare di motivare l’accaduto.
Questo, naturalmente, non elimina né disagi, né malumori, né tensioni, ma aiuta a capire e serve –a me e a voi- da esperienza per le occasioni future.
Anche perché –e di questo garantisco personalmente- chi collabora con me (tutti, nessuno escluso) lo fa con il massimo impegno, la massima serietà e la massima professionalità per risolvere e non per creare problemi, nella speranza di offrire qualcosa di bello che valga la pena di ricordare e non una serie di sgradevoli momenti da archiviare al più presto.

Le cose sono andate così.
Volevamo un teatro, perché il tema e il tipo di spettacolo che avevamo in mente erano entrambi “teatrali”.

Un solo teatro era in grado di ospitare il nostro raduno: il Gran Teatro, che conta 3050 poltrone e può contenere 3800/3900 persone.

Per le ragioni artistiche accennate all’inizio e per il fatto che dai dati in nostro possesso
(quelli in base ai quali, ogni anno, ricaviamo la stima delle presenze ai raduni; stime che evidentemente funzionano, visto che non ci siamo mai sbagliati)
il Gran Teatro era perfettamente in grado (come poi è effettivamente avvenuto) di ospitarci tutti.
Allora perché le tensioni e i problemi iniziali?
Per una serie di circostanze sfortunate e di spiacevoli fraintendimenti.
Vado con ordine.

Aperti i cancelli, il teatro comincia a riempirsi. Quando si avvicina l’ora prevista per l’inizio del raduno, la sala è già piena.
O, almeno, così sembra (!!). In realtà ci sono ancora molti posti vuoti, nascosti da cappotti e zaini, e moltissimi spazi liberi, occupati da chi preferisce stare in piedi o accovacciarsi sotto il palco.
A me (che sono dietro il palco e, evidentemente, devo stare a quanto mi viene riferito) viene dato l’ok per cominciare. C’è ancora una piccola folla fuori (due/trecento persone), mi si dice, che, però, sta prendendo –anche se lentamente- posto all’interno.
Pochi minuti e si può partire.
Ripasso ancora una volta tema e scaletta con i miei e mi accingo a iniziare.
Nel frattempo responsabili del Gran Teatro, Vigili del Fuoco e Polizia, vedendo la sala già piena –per evitare problemi e fare in modo che l’accesso avvenga senza rischi per la sicurezza- bloccano gli ingressi, in attesa di verificare se ci sono le condizioni per far accedere tutti.
Peccato che nessuno -né io, né quelli dentro, né quelli fuori dal teatro- sappia cosa sta succedendo.

Salgo sul palco e alle note di “A modo mio” succede il patatrack. Quelli fuori, credendosi ingiustamente esclusi dal raduno, cominciano (giustamente) a protestare e premono sui cancelli.
Nel frattempo mi si chiede di dilungarmi sul primo aneddoto (quello del commissario Cutrufo, per intenderci) in modo da dare il tempo a tutti di entrare.
Così faccio.
Ma il nodo non si scioglie. Fuori dal teatro la tensione cresce e la situazione rischia di degenerare e divenire ingovernabile.
La tensione è alle stelle.
Le assicurazioni di Vigili del Fuoco e Polizia non bastano più. Devo intervenire.
Interrompo lo spettacolo ed esco. Mi arrampico su una transenna, qualcuno recupera un microfono e un amplificatore e cerco di spiegare alle persone rimaste fuori (250/300, per quello che vedo e per quanto mi riferiscono sia Polizia che Vigili del Fuoco) che Vigili del Fuoco e Polizia stanno verificando spazi e condizioni di sicurezza per far entrare tutti.
Se non dovesse essere possibile –aggiungo- sono disposto replicare il raduno: subito, dopo la fine di quello avevamo appena interrotto.
La tensione si raffredda un po’, ma disagio e malumori restano. Né può essere altrimenti e lo capisco. I problemi organizzativi sono tanti (viaggi lunghi e faticosi, problemi con gli orari di pullman e treni, bambini piccoli, un lunedì lavorativo che si fa sempre più vicino, la stanchezza che si fa sentire sempre di più e il timore che alla stanchezza si aggiunga la delusione di un incontro mancato) e restano tutti.
C’è una consultazione febbrile con i responsabili di Polizia di Stato e Vigili del Fuoco che capiscono la situazione e decidono di accelerare la verifica della disponibilità degli spazi e della percorribilità delle vie di fuga. (E’ soprattutto grazie a loro se la festa c’è stata e si è svolta senza alcun rischio sotto il profilo della sicurezza: gli dobbiamo tutti un grande grazie!).
Ancora qualche minuto di pazienza e tutti potranno entrare, annuncio, mentre la tensione va, piano piano, alleggerendosi.
Rientriamo in teatro. Grazie anche alla collaborazione dei Clabber già in sala, vengono individuati i posti che sembravano occupati (ma che erano ancora liberi), sgombrati passaggi e vie di fuga e, lentamente, quanti erano rimasti fuori cominciano ad entrare e a prendere posto in sala.
Passano pochi minuti e in cuffia qualcuno mi avverte che sono entrati tutti.
Lo dico nel microfono e, insieme al mio, esulta il cuore del popolo Clab, che, finalmente, può lasciarsi andare ad una ovazione liberatoria.
E festa sia!
Il resto è storia che tutti conoscete: la storia di una bellissima festa.
Morale.
Tutto è bene quel che finisce bene, come recita un vecchio motto. Ma, intemperanze di pochissimi a parte, a noi dispiace sempre quando si creano questi disagi, perché conosciamo il valore delle cose, delle vostre persone e del vostro tempo e ci dispiace ogni volta che qualcosa intacca questi valori.
Ecco perché ci tenevo che foste informati, il più presto possibile, sul come sono andate effettivamente le cose.
Questo naturalmente non cancella la brutta pagina iniziale di questa storia, ma, almeno, la spiega.
Servirà da lezione a tutti i protagonisti.
Quelli dietro, sopra, sotto e fuori dal palco, nella speranza che tutti ne facciano tesoro per il futuro.

Per il resto, buon viaggio nella vostra vita con l’augurio che, per quanto lunga e dura possa apparire la veglia, quando la festa arriva, vi faccia sempre dire che ne è valsa la pena. Un grande abbraccio. Claudio

    Internet, gli scacchi e l'uovo di Pasqua. Avvisi ai naviganti.
Lettera aperta " da me a te ".

Somiglia un po' al gioco degli scacchi: ci vogliono cinque minuti per imparare le regole; ma non basta una vita per imparare a giocare.
Internet, intendo.
E come negli scacchi, c'è tutto, ma proprio tutto.
Tutto sta a trovarlo! La vita, di cui è specchio a volte fedele, a volte deformante. Bellezze e nefandezze, sogni e incubi, senso e non senso. Vuoti e pieni.
Fuori non resta niente. Restiamo noi, che possiamo guardare la vita dal di fuori come non l'abbiamo mai guardata ed è, forse, proprio questo che la Rete esercita tutto questo fascino.
E anche perché, come nella vita, tutto quello che c'è ce lo mettiamo noi.
Lì, al centro di un tappeto virtuale del quale non si vedono i confini e attorno al quale sediamo accovacciati gli uni di fronte agli altri. Per la prima volta, ci siamo anche se non ci vediamo. Per la prima volta, da quando abbiamo fatto il nostro ingresso sul palcoscenico del tempo, tutti potenzialmente in contatto con tutti e tutti sullo stesso piano. Tutti con tutti e, qualche volta, tutti contro tutti.

e-mail a go-go
Sono partito da questo pensiero, dopo aver fatto l¹ennesima scorpacciata di e-mail. Quelli che mi conoscono sanno che leggo tutto ciò che mi viene indirizzato (e ora lo sanno anche quelli che non mi conoscono). Ho sempre fatto così, per un innato bisogno di sapere, un senso di rispetto per chi ha avuto dei pensieri per me (quali che siano), ma non perché sia convinto che si debba prendere tutto quello che passa, ma perché credo che in ogni cosa che passa ci sia qualcosa da prendere.

Le e-mail sono tra le creature più interessanti e intriganti della Rete. Anche in loro, naturalmente, c'è un po' di tutto. Riflessioni, emozioni, passioni e tensioni, applausi e fischi e anche qualche parola, come dire, in libertà, un tantino fuori dal pentagramma.
E' così che va. Per tutti. Nessuno escluso. E' nelle cose. Nessun problema, anche se mi piacerebbe che i messaggi che viaggiano in queste bottiglie elettroniche portassero più pensieri attivi, che reattivi, ma so bene che anche il disagio ha una sua funzione e, quindi, anch'esso ha diritto di cittadinanza.

ma
Ma, perché era evidente che tutta questa premessa avrebbe portato a un ma (ed eccolo, dunque, puntuale all'appuntamento), proprio perché "siamo tutti qui"­come recitava la sigla di un programma di cartoni animati di qualche lustro fa - non è sempre facile intendersi e cogliere il senso di una presenza on-line. Anche perché, sebbene la lingua della Rete ­tra abbreviazioni ed emoticons- tenda all'omologazione, i pensieri ­per fortuna- mantengono ed anzi moltiplicano la loro "diversità".
Ecco, allora, queste righe, come una bussola, per cercare di orientarci in questo nuovo universo e nuovo linguaggio che è la Rete e nel mio modo di esserci.

On-line, perché
E, visto che non è possibile dire cosa sia Internet (chi potrebbe seriamente dire cosa sia la vita?), credo che, per capirsi meglio, l'unica cosa sensata sia provare a dire cosa Internet sia per noi e in che modo cerchiamo di abitarlo, contribuendo, ciascuno con il proprio coriandolo virtuale, a dargli forma.

La casa virtuale
L'ho detto: Internet è molte cose (forse troppe), e dovendo sceglierne una, direi, un luogo, uno spazio. Un piccolo spazio. A pensarci bene, somiglia un po' a una zattera in un oceano e, almeno a me, ricorda anche quell'abbaino stellare con il quale il protagonista della vicenda de il "Viaggiatore sulla coda del tempo" attraversava galassie, reali e immaginarie.
Uno spazio definito, con caratteristiche precise che ­dal momento che lo disegniamo noi- finisce con l'essere un posto che ci assomiglia: pregi e difetti (le proporzioni le lascio a voi). Non so, ma forse sarà per questo senso di casa che la prima pagina si chiama "home page", con quello che il termine significa, differenziandosi dal meno intimo "house".

Un mondo a forma di noi
E ognuno di noi, piccolo o grande che sia questa zattera virtuale, cerca di rendere la propria casa la più confortevole e accogliente possibile, soprattutto sapendo che le sue porte nascono per restare sempre aperte.
Ma una casa aperta a tutti, non è detto che piaccia a tutti, anche se il nostro obiettivo è, evidentemente, quello di renderla sempre più interessante, evocativa, in grado di affascinare, far crescere la voglia di restare e la nostalgia di tornare.
E, come accade con le case in "carne e ossa", la luce, gli ambienti, gli arredi possono non convincere. Non tutti, almeno. Ma sono quelli che abbiamo scelto perché sentiamo che rappresentano la nostra idea di casa e, con essa, noi. Sono le nostre immagini, le cose cui siamo affezionati, il nostro mondo. Il mondo a forma di noi. Un luogo. E, come ogni luogo, una parte, non un tutto. Ecco perchè non c'è (né deve esserci) tutto. Non tutto, ma tutto quello che ci deve essere. E quello che ci deve essere è frutto di una scelta. Nel mio caso, la scelta di un percorso personale, di una vicenda artistica. Un viaggio che cerco di rendere ogni volta diverso.

Ogni volta una prima volta
Cambiando, non soltanto la meta, ma anche il modo stesso di viaggiare, nel tentativo di fare in modo che ogni volta sia una prima volta, capace di portarci quelle emozioni che solo le prime volte ci sanno dare.

Una metamorfosi continua. Una continua crescita. Così come è stato da "Alè-oò" al "tour giallo" dal " tour rosso", ad "Assolo", dall'iperbole degli stadi di "Da me a te", ai palasport de "ll viaggio", dall'universo unplugged di "Sogno di una notte di note", fino alla dimensione intima e essenziale di "Incanto".
Un cammino nel quale quelli che sembrano punti di arrivo, non sono che punti di partenza verso nuovi orizzonti.

Il sito ufficiale
Cambiare, insieme, per crescere.
Insieme. Esattamente lo stesso spirito che ci guida nella costruzione ­senza fine- del sito ufficiale (ancora una volta in una fase di grandi trasformazioni, che ne rivoluzioneranno radicalmente non solo l'architettura, ma l'idea stessa, ma non posso anticipare niente), perché la casa virtuale sia un punto di riferimento certo per tutti. Mi riferisco anche al fatto che, in questa overdose di notizie, è importante avere un posto nel quale si dà conto, con precisione e puntualità dei lavori in corso.
Ma questo non significa svelare tutto. Non avrebbe senso. Ma non per il bisogno di nascondere qualcosa, ma per coltivare l'attesa, evitare che si perda il gusto della sorpresa e il fascino del lasciarci sorprendere. Su Internet, come su qualunque altro pianeta, è bello imparare ad aspettare.
Perché il tempo dell'attesa non è un tempo inutile e non merita di essere bruciato. Che senso ha rompere l'uovo di Pasqua a Natale.
C'è l'illusione di rubare qualcosa, ma presto ci si accorge di aver bruciato un'occasione di festa. E' come aspettare alzati per vedere chi è che mette i regali sotto l'albero. La tentazione è forte, ma il prezzo che paga chi cede è quello di sradicare dall'esistere il valore della poesia. Si perde troppo per quello che si guadagna.

Ma crescere è cambiare, e cambiare è anche scegliere e ogni scelta, si sa, è soggetta a critiche. Giusto, ma credo che conoscere le ragioni di certe scelte aiuti a capire.

E-commerce
A proposito di e-commerce, ad esempio. Confesso che il termine non mi piace e non escludo di cercare qualcosa di più aderente al senso del nostro progetto. Il senso? E' presto detto. Con grande chiarezza, come si dice:"fuori dai denti". Non stiamo aprendo una nuova attività commerciale.
Avere uno spazio dedicato all'e-commerce non significa metter su bottega, anche perchè la maggior parte dei proventi va al produttore degli articoli e il resto dei ricavi finisce per coprire le spese, per migliorare i contenuti, e, infine, per sviluppare iniziative di tipo artistico e benefico. Vorrei essere chiaro su questo punto, perché si presta a interpretazioni non sempre corrette.
Non lo abbiamo voluto solo perchè tutti gli artisti, nazionali e internazionali, hanno nel loro sito una sezione dedicata all'e-commerce, che è nella natura della rete, come news, chat, e-mail e il resto. Né perchè i numeri degli acquisti on-line siano tali da giustificare l'apertura di store virtuali, almeno nelle cose della musica. Lo abbiamo fatto per tre ragioni: un mare di e-mail che ci chiedevano dove e come fosse possibile acquistare quel disco, quel poster, quella t-shirt e quell'oggetto particolare (insomma tutte quelle cose che rendono questo mondo un mondo a forma di noi), mettendoci, per quanto ci riesce, in un ruolo con funzione di puro e semplice servizio e soccorso; la possibilità di mettere in condizione chi vive in realtà nelle quali non è sempre facile reperire ciò che ci interessa e ci appassiona degli artisti a cui siamo più legati (senza dimenticare che esistono appassionati di questo genere di cose anche al di fuori del nostro Paese e che Internet li ha abituati alla possibilità di recuperare le cose di loro interesse direttamente dal loro nido tecnologico!); e, soprattutto, la possibilità di dar vita ad una serie di iniziative che nascono per avere vita solo nella rete, e rendere questa nostra presenza in Internet sempre più dialogata, partecipata, condivisa, interattiva.

L'e-commerce è, dunque, un nuovo canale di comunicazione, che nasce per facilitare le cose a fan e appassionati e per divenire veicolo di nuove iniziative, ma non rappresenta certo un business, né nella sua natura, né nei numeri che è in grado di esprimere, i quali possono essere anche entusiasmanti dal punto di vista del circoscritto mondo dei naviganti, ma, almeno in questo genere di cose, non possono certo competere con i canali commerciali tradizionali. Ecco, semmai, che, in prospettiva, spazi come "Un mondo a forma di noi" possono rappresentare un territorio di sperimentazione per idee, linguaggi e forme espressive (e non mi riferisco solo ad esperienze di tipo discografico) che faticano sempre più a trovare spazi nei mercati tradizionali eccessivamente ingessati e troppo spesso impermeabili alla penetrazione delle nuove idee.

Tutto qui. E, detto tra noi, non mi sembra poco.

Certo, ci sono state delle difficoltà tecniche e, lo sappiamo, ce ne saranno ancora. Succede, anche nelle migliori famiglie. Le cose umane sono imperfette per definizione e anche le nuove tecnologie non sono esenti da limiti. Non ci nascondiamo dietro a un dito. Stiamo cercando di risolvere i problemi più rilevanti e di semplificare al massimo le procedure e cerchiamo di rispondere personalmente a chiunque manifesti una difficoltà operativa. A questo proposito abbiamo pensato di inserire nel sito una sezione di domande frequenti (le cosiddette Faq), in modo che ci sia sempre una sorta di help on-line per sciogliere i dubbi tecnici.

Una mail-bag
E magari uno spazio posta per potersi confrontare sui temi che più ci interessano e ci appassionano, nella certezza che Internet sia soprattutto uno straordinario veicolo di idee.

Queste e molte altre cose penso della Rete e del senso della nostra presenza on-line.
Spero di aver chiarito alcune ragioni e sciolto alcuni dubbi. E, soprattutto, spero di aver lasciato trasparire le cifre di una passione autentica, di un Interesse sincero per un mondo che sia sempre più a forma di noi, sempre più ricco e in grado di appassionare, coinvolgere e interessare. Una sola cosa vi chiedo in cambio: che questa piccola confessione" rimanga tra di noi "

A presto.
Claudio.