Claudio Baglioni Unaparolaperte.net

 

*** Requiem è una canzone scritta, ispirata ad alcuni fatti di un anno fà.  E' una
canzone molto classica, sinfonica non ha  forse neanche una forma di canzone, il
contenuto immagina che l'umanità sia una grandissima orchestra che suona ogni giorno
uno spartito, una partitura differente che si modifica.
Qualcuno comincia a suonare sempre meno perchè delega ad altri il fatto di suonare,
in fondo un'orchestrale è un uomo insomma,  che piano piano comincia a suonare di
meno,  quindi a battere di meno il suo cuore, dice di meno la sua opinione, suona
meno il suo strumento, prevalgono i grossi suoni, i suoni brutti sui  suoni belli
dell'amore e della bellezza, prevalgono i suoni della morte, della violenza, della
guerra della sopraffazione dell'ingiustizia e quindi è una chiamata,  non alle armi,
è una chiamata agli strumenti di modo che ognuno di noi ricominci veramente a
suonare, a far suonare il proprio, e affinchè ci sia quella fierezza di un uomo
orchestrale chè ci fà pensare chè anche se non abbiamo fermato  la morte abbiamo
suonato più forte di lei.***(Tratta dall'intervista a Fegiz File in onda su Radio2 il 20 Aprile)


REQUIEM

Lassù
cantano le colombe della guerra
mentre quaggiù
urlano ai crocevia le trombe
tutti a terra, giù

E ancora non fa giorno
su questa via
e in cielo tutt’intorno va
come una spia negli occhi di chi
piange poesia e come te sta li
tu e il tuo strumento
che non hai suonato più

E allora fatti avanti
mettiti là
non siamo così tanti ma
se accordi un là
ci diamo un avvio sperduti già
in mezzo al crepitio qua
come una supplica
Che cerca un Dio

Lassù
rullano sorde bombe
come squassi
mentre quaggiù
le mine sono mute tombe
sotto i passi, giù

E ancora pioggia scura
come caffè
e zuppa paura
che dietro di sé
trascina follìa
sopra il pavè
di un mondo in agonia
che alza un lamento
sulla scia di un lungo requiem

E allora suona forte
più di così
di più e più che puoi
più forte della morte
che fuori di qui e dentro di noi
più in alto si, di tutto quanto avvolge qui è la musica che mai morì

 

 

  CARA PACE MIA, NON ARRENDERTI
di Claudio Baglioni


LA PACE piange e si dispera. Come ogni uomo che non abbia smarrito l'indirizzo del cuore, il bisogno di andarlo a trovare e la voglia di ascoltare quello che ha da dire. Così come hanno fatto i ragazzi di Alexander Platz e le donne e gli uomini di ogni latitudine, colore e credo, che hanno sfilato per dire no alla logica folle che ha portato il mondo sull'orlo del baratro. E così come gridano, in silenzio, le migliaia di bandiere arcobaleno che oscillano lievi al triste vento che, in queste ore, percorre le strade delle nostre città. Presenze autentiche, che dicono con più forza di mille cruise che la pace non è un valore trasversale, ma universale e che non c'è etichetta alla quale possa essere ridotta. E tutto questo, malgrado mille autorevoli voci di altrettanti maestri non perdano occasione di illustrare le incontrovertibili ragioni della guerra. A sentirli parlare, mi rendo conto che la guerra di ragioni ne ha davvero tante. Troppe. Così tante e così ben confezionate da riuscire a non fare una piega nemmeno sul corpo deforme di certe indifendibili posizioni. Così tante da indurre chi crede che la guerra non possa (e non debba) essere la risposta, a pensare non solo di essere minoranza, ma, addirittura, di avere torto. Guerra per dichiarare la quale non ci si fa scrupolo né di tirare per la giacca Dio, né di irridere le parole del Papa, con linguaggi da Apocalisse, forse necessari a esorcizzare il timore che quella che stiamo affrontando possa davvero risultare un'Apocalisse. Ma, al contrario di quanto suggeriscono queste ragioni - troppo perfette per non essere sospette -, chi chiede pace è maggioranza ed è nel giusto. Solo, come ogni innocente, non si è premurato di costruirsi un alibi ed appare, quindi, debole e senza difesa. Ecco, allora, che le ragioni della guerra sembrano così inattaccabili che, a volte, il nostro desiderio di pace quasi ci imbarazza. Come se pace fosse la parola brutta, il problema, la causa del male, qualcosa di cui vergognarsi. E guerra, la parola forte, che illumina, l'unica che può pronunciare chi capisce davvero come vanno le cose a questo mondo. Un rovesciamento di prospettiva da far impallidire la doppiezza dei sofisticati, certamente incapaci di equilibrismi così raffinati. Perché la guerra (ogni guerra, anche quelle sotto l'egida dell'Onu) è la morte dell'intelligenza e del senso stesso della presenza dell'uomo. La pace deve essere davvero senza se e senza ma, perché se e ma contengono già i semi della guerra; gli alibi dietro ai quali l'uomo nasconde la sua incapacità di operare la giustizia e costruire la pace. Forse per questo tutti applaudono la pace, ma nessuno davvero la fa; tutti condannano la guerra, ma nessuno riesce a evitarla. Se - come diceva un grande scienziato - tutti i popoli sono per la pace, ma nessun governo lo è, guardando questa ola infinita che scuote il mondo da Est a Ovest in nome di un no alla guerra che, negli ultimi trenta anni, non è mai stato così forte, viene da chiedersi come ci si possa proclamare democratici. In nome di chi si governa, quando si rifiuta di ascoltare la voce del demos? Confesso il mio limite: non posseggo queste risposte e non so andare più in là di queste domande. Ma anch'io, come scriveva uno spirito ben più illuminato del mio, mi rifiuto di accettare l'idea che l'umanità sia incatenata con nodi tragicamente indissolubili alla notte senza stelle della guerra, al punto che l'alba luminosa della pace e della fratellanza non possa diventare realtà. Non resta che la speranza - tanto forte, quanto fragile - di riuscire ad allontanarci ancora un po' dalla nostra natura animale e far sì che questa guerra possa essere l'ultima e questo l'ultimo appello per la pace.

Su Musica!, un inserto del giornale "La Repubblica"(uscita il 13 Febbraio) *...anche la nostra canzone grida contro Bush...tra vari messaggi di pace degli artisti uniti contro la guerra ...c'e' anche quello di Claudio.