Uno sguardo dal palco


Immagine 6 : Zia Sigh e...i Vecchi

Ci sono dei giorni in cui mi è particolarmente difficile essere serena. Mi prende da appena mi alzo la mattina. Soprattutto quando non devo andare al lavoro. Non so spiegare esattamente cosa sia , è una sorta d’inquietudine, la sensazione di non star bene da nessuna parte. So che avrei da fare mille cose ma non ho voglia di cominciarne neppure una. E’ un prurito “ingrattabile”, un formicolio che il più delle volte mi spinge a chiudere la porta di casa alle mie spalle e ad uscire all’aria aperta. Se non riesco a costringere qualche amica a venire con me, allora prendo l’automobile e vado a trovare zia Sigh e insieme andiamo al mare. Poco importa che sia estate oppure no.
Zia Sigh è la sorella maggiore di mio padre, una dei pochi superstiti della sua numerosa famiglia; ha ottantadue anni e da quattro vive in un ospizio per anziani. Zia Sigh è sempre contenta di vedermi. “ Buongiorno Pietro, ha visto zia Sigh da qualche parte ?” Pietro, tra gli anziani, è quello più in forma e sostituisce la suora addetta alla portineria, quando quest’ultima va a dire il Rosario con le consorelle.
“ Da qui non è passata. Dev’essere sù con Agnese.”
Salgo al secondo piano e incontro Agnese.
“ Salve , Agnese. Pietro m’ha detto che zia Sigh era con te. Dov’è finita?” “ Era qui, da qualche parte, due minuti fa. Sarà andata a far compagnia a Rita, che oggi sta poco bene.”
“ Grazie, arrivederci.”
“ Ciao, Ro’ .”
Da Rita non c’è. Non è neppure nella camera che divide con altre tre vecchiette. Faccio il giro di tutte le stanze e chiedo di lei ma nessuno l’ha vista.Alla fine entro nel refettorio e la chiamo:
“ Zia Sigh, ci sei?”
“ Sììì, sono qua.”
“ Qua, dove ?”
“ Qua , non mi vedi?”
E vedo sporgere la sua testa bianca, spettinata, da sotto un tavolo, con in mano una mutanda.
“ Ma che stai facendo lì sotto?”
Ruba una battuta tipica di mio nonno e risponde:
“ Sto ammazzando il tempo, visto che il tempo non ammazza me.”
E continua a strofinare le gambe del tavolo e delle sedie.
“ E da quando , si usano le mutande per le pulizie?”
“ Sono pulite. Ma hanno l’elastico rotto e allora le uso per spolverare.” “ Sei matta? Lo sai che le suore non vogliono. Che la responsabilità è loro , se ti fai male?”
“ Ma vai, che non mi faccio male!”
Non si farà male ma una volta è caduta da una sedia, mentre puliva un armadio e s’è rotta l’omero ; un’altra volta è caduta dal letto e s’è rotta un femore ; un’altra volta ancora è scivolata dalle scale mentre, di nascosto, le puliva con uno straccio zuppo d’acqua, e s’è ferita alla testa e all’altro braccio, quello ancora sano. Sempre troppo poco se si considera che tre anni fa le hanno pure tolto un rene.
Zia Sigh non si rassegna alla vecchiaia. E’ convinta di avere sempre ventanni e di essere indispensabile. E di piacere agli uomini, anche a quelli giovani. E’ un pochino fuori di testa! Impossibile starle appresso. Ha sempre ragione lei e non la vuol capire che l’ospizio è una casa di “riposo”.E’ come un bambino. Va tenuta costantemente sotto controllo. E come lei, tutti gli altri ospiti del ricovero.
Povera gente, senza più nessuno, senza più carezze, senza più lacrime. Ogni volta che vado a trovare zia Sigh, c’è sempre qualcuno che manca all’appello. La settimana scorsa mancava Antonia, oggi è la volta di Carmen, ed il suo letto è stato rifatto, ha lenzuola pulite, pronte ad accogliere una nuova disperazione. Quale atroce malattia dev’essere diventare vecchi, con la morte che ti alita sul collo senza avere più la forza e la voglia di combatterla. Puoi mascherare il grigio dei capelli ma non quello del cuore, un cuore che ha sempre più spazi vuoti e inutili speranze di riempirli. Aspetti con rassegnazione ed hai paura perchè ogni piccolo malessere, anche se insignificante, può essere l’ultimo.
Forse è meglio non diventare vecchi, per non essere tollerati, per non essere compatiti, per non essere schifati, allontanati, evitati, dimenticati, per essere pianti con pianto sincero e lasciare un ricordo perennemente giovane.
All’ospizio mi conoscono tutti. E’ un pò come se fossi la nipote di tutti quanti. Sono felici quando qualcuno dedica loro del tempo , quando possono scambiare due parole e un sorriso. Con loro non penso ai miei problemi, alle mie inquietudini, alla mia faccia che mi piace sempre meno ogni volta che mi guardo allo specchio. Non penso alle mie noie, ai malumori, alle incomprensioni , alle amarezze della vita di tutti i giorni. Mi sento importante e per loro lo sono.
I vecchi si raccontano. Hanno mille storie alle spalle , basta solo ascoltarli. Così ho saputo del marito di Nicolina che è morto a sessantanni per un male incurabile, lasciandola sola con quattro figli da sistemare ; del figlio di Giuseppina, in carcere da dieci anni ; del nipote di Annetta, ucciso da un ‘auto pirata a soli otto anni, e di Lucrezia, la mia preferita, la più disgraziata. Lucrezia è assolutamente senza famiglia. Non si alza più dal letto e ha addosso l’odore della sua solitudine. Lucrezia con la sua eccessiva magrezza, senza occhi, cieca per colpa di un acido che le è scoppiato in faccia ; Lucrezia che non vuole raccontare e chiede le caramelle ; Lucrezia che evita le domande e ti risponde :
“ Adesso sto pregando.” E si copre la testa col lenzuolo. Lucrezia senza capelli e senza denti che di nobile ha solo il nome.
“ Zia Sigh, dai, muoviti ! Mettiti un vestito nuovo che andiamo al mare:
Vuoi venire o vuoi stare qua?”
“ No. Vengo, vengo. Certo che vengo.”
Zia Sigh non si è mai sposata. Aveva fatto un voto : quello di diventare suora se la guerra avesse risparmiato la vita a suo padre, a suo fratello , al suo amore paracadutista. L’eccessivo timor di Dio le ha distrutto la vita. Non si è fatta suora grazie ad una dispensa avuta dal Vescovo, ma in compenso è diventata per anni vittima di psicofarmaci e antidepressivi. Era arrivata a pesare quasi ottanta chili, ora ne peserà poco più di quaranta e ogni giorno che passa diventa sempre più piccola. Un tempo considerava peccato dire “ stupido” o “ cretino “, oggi ha imparato parolacce ben più terribili, e le dice senza pudore, senza paura, con sfrontatezza. Zia Sigh litiga ogni giorno con Dio e lo sfida :
“ Vieni pure a prendermi. Eccomi , sono pronta. Sono sempre pronta , io! “ Ma nella sua borsetta non mancano mai nè il rosario, nè il libro delle preghiere.
“ Zia Sigh, muoviti che si fa tardi. Dai, che ti aiuto a vestirti.”
“ Perchè, dove dobbiamo andare ?”
“ Al mare. Te l’ho già detto. Andiamo a vedere le onde.”
“ Uh, che bello! Facciamo il bagno?”
“ Zia Sigh, siamo in inverno. Non ti ricordi che è passato da poco Natale ?”
“ E allora quando arrivano Nadia e Piè con Paolino ?”
“ Zia Sigh! Sono partiti domenica scorsa!”
“ Peccato. Quando tornano?”
“ A Pasqua.”
“ E quanto manca a Pasqua?”
“ Abbastanza.”
“ A proposito, lo sai chi ho visto ieri, in televisione, da Pippo Baudo ? Il tuo “ fidanzato “. Ma, gliel’ hai detto a tuo marito che gli metti le corna?
Se mi fossi sposata, io non avrei mai fatto le corna a Lino!” ( Lino era il nome del paracadutista ).
“ Zia Sigh, non cominciare con queste scemenze. Guarda che me ne vado e ti lascio qui. Ma che fai? Non ti sei messa le calze ?” “ A che servono le calze, se stiamo andando al mare a fare il bagno ?” Ha sempre ragione lei, ma a me dà retta. Obbedisce e si mette le calze Quasi sempre la porto in una piccola spiaggetta circondata dalle rocce, così ci si può sedere e stare a contemplare mare e cielo finalmente ai nostri piedi.
“ Respira forte, zia Sigh, che ti fa bene!”
Socchiudo gli occhi e riempio i polmoni con una trasfusione di aria pura. Io e zia Sigh rinnoviamo il nostro cuore con ossigeni che infondono serenità.
“ Fa freddo oggi, Ro’ . Temo che non si possa fare il bagno!”
“ Respira, zia Sigh, respira..”
Restiamo zitte per un pò ad ascoltare quel silenzio. “ Sai, zia Sigh, voglio scrivere qualcosa su di te. Quando sarà finita te la farò leggere!”
“ Scrivi la storia di Lino ?”
“ Forse. Non proprio.”
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Quando torno da zia Sigh ho con me due fogli battuti al computer. Questa volta la trovo che spolvera il davanzale della finestra con un asciugamani.L’abbraccio e le dò un bacio sulla guancia. “ Siediti, zia Sigh, che ti leggo una storia.”
Prende una sedia ed io mi siedo sul suo letto. Mi ascolta con attenzione.
Quando ho finito di leggere l’ultima riga, mi fa :
“ Insomma. Mi pice così e così. Non hai raccontato di Lino. Io sembro una rimbambita. Ti sei anche dimenticata di scrivere che quel giorno, al mare, abbiamo fatto il bagno.”
“ Hai ragione, zia Sigh. Devo riscrivere tutto da capo”:

 

Rosella