Milano, 2013

Dici dita 2


Un attimo dopo, ciò che è il tuo vissuto, è già diventato passato. Un tempo che ha una sua consistenza, ma che è apparso come un attimo nella mia memoria, si è già posto in bella, grande evidenza nel cassetto dei ricordi. Un cassetto del quale non ho perso la chiave, un cassetto da riaprire e mettere in disordine per recuperare a caso una delle tante perle che contiene e che non voglio dimenticare.
Non è il cassetto di Claudio come potete richiamare nel pensiero, di quel cassetto Claudio ha perso la chiave e con la chiave sono andate perse tante piccole perle da infilare sulla sua collana, così dice lui, ma lui che ha sognato e costruito sogni per noi, riuscirà in un modo o nell'altro a recuperare in forma diversa quei segni, quei suoni, quelle parole e le riporterà alla luce nel suo futuro ormai prossimo di un disco di inediti, disco che presto dovrebbe arrivare e che, sono certo, riuscirà a creare in noi immaginazioni, speranze, atmosfere nuove da vivere e condividere.
Aspetto con fiducia il nuovo disco e la fiducia si è rinnovata dopo il concerto di ieri sera, concerto pieno di parole che si sono unite alle tante scritte in passato sulla sua bacheca di facebook ,parole che mi fanno pensare che quest'uomo non ha esaurito la sua capacità inventiva e le sue interessanti riflessioni, si tratterà solo di dargli forma musicale, non è roba da poco, ma voglio credere che ci riuscirà.
Del mio cassetto la chiave ce l'ho e la serata di ieri, prima di immergerla fra le tante cose, me la passo fra le mani della memoria e fra le righe dei pensieri per viverla ancora un poco, per capirla meglio.
Che sarebbe stata un bellissimo passato da ricordare era già chiaro alla fine dello spettacolo, quando la gente, in piedi con le braccia al cielo, salutava quest'uomo bianco sulla testa e colorato nel cuore che se ne andava, credo molto soddisfatto per l'esito complessivo di questa sua ennesima storia musicale vissuta a contatto più che mai con il pubblico.
Era chiaro mentre me ne andavo sotto un cielo dalle tinte scure, rotte da lampioni caparbi nel loro tentativo di far apparire ugualmente luminosa la notte di una Milano incerta fra la neve e la pioggia.
Una Milano strana in questo quartiere, nuova in un buio che mascherava la sua fattezza dandogli un pò di mistero e lasciandomi la voglia di rivedere questi luoghi con la luce per capirne il carattere, per vedere quanto alla luce suonano futuristiche quelle strade e quelle piazze interrate, quel serpentone lungo e luminoso che corre su rotaie e che si insinua nel quartiere un pò sopra e un pò sotto il filo della strada, in galleria. Vorrei capire cosa sia rimasto di questo quartiere una volta essenzialmente operaio, costruito attorno alle sue grandi fabbriche, vorrei capire se un pò di anima gli è rimasta o se tutto è stato inghiottito dal cemento e dalla voglia di modernità. Ho ritrovato qualcosa di quel tempo nella stazione ferroviaria, rimasta in parte la stessa di anni fa, quando passavo da queste parti sul treno che mi portava in Brianza, oppure sul lago, oppure in Valtellina, mi dicono che qualcosa è rimasto in un sito che chiamano la collina, ma non ho potuto vederlo, solo intuirlo.
Era chiaro e dentro di me sentivo che aver visto tre volte il concerto, due a Milano e una a Roma, mi era servito e che vederlo più volte è essenziale per capirne bene i contenuti.
Pensavo a chi non ha potuto perderlo più di una volta, qualcuno l'avrà fatto perchè di questi tempi non avrà potuto premetterselo altre volte, qualcuno perchè si sarà imbattuto nella malattia di Claudio che l'ha costretto a rinunciare ad altre date impossibili da vedere per motivi logistici, altri perchè per loro una volta sarà semplicemente bastato... ma a me, appena mi è possibile, una volta non basta, perchè la volta successiva c'è una cosa nuova da scoprire che mi era sfuggita, perchè mi serve una conferma in più, perchè quest'uomo fa nascere domande e da risposte che nemmeno lui immagina di generare, ma che crea come fanno tutti i grandi quando si esprimono.
Più ripenso a questo concerto, più rivivo le emozioni vissute, più mi rimane nella mente il racconto che Claudio ha snocciolato in quelle serate, più si snodano in me parole che ricordano una bella visione di una famiglia "normale" che lotta quotidianamente con la vita per crescere e per far crescere il loro figlio, che sarà la loro proiezione nel futuro, e per far crescere le cose e la vita che hanno accanto, per darsi e per dare un futuro migliore.
E' una grande radio la magia di mondi lontani entrati dentro casa, è la magia dell'immaginazione a dare sostanza a questi mondi lontani e a farli sembrare più vicini a noi.
E' una grande radio il centro di una casa e di una storia che ripercorre strade di stelle natalizie, stelle accese dai piccoli sogni di un bambino e dalle sue speranze, dalle sue incredulità e dai suoi sguardi verso magie misteriose che forse vivono, e devono vivere, ancora oggi.
Scorrevano le parole e ad ogni racconto si formava dentro di me la casa di Claudio, assieme alla casa si formava il sentire e l'immagine di un bambino come tanti nelle sue quotidianità, ma fuori dal comune nelle sue sensibilità.
Penso a quanti bambini dalle grandi capacità e sensibilità che si perdono nel mondo, in un mondo ostile che qualche volta è lontano, oltre il mare e oltre l'orizzonte conosciuto, qualche volta sono vicini a noi, oltre il muro del nostro appartamento, oltre l'incrocio della nostra via, si perdono perchè non capitano nel posto giusto nel momento giusto, si perdono perchè chi li deve vedere non si accorge di loro, si perdono perchè qualcuno tarpa loro le ali.
Ma per fortuna qualcuno vola e Claudio è volato nel suo tempo sopra la mediocrità giungendo fino a noi e della sua sensibilità ne ha fatto un'arte che appena può ci regala copiosamente, come in questa seconda serie di "dieci dita".
Di questi concerti dicevo che mi rimane in mente sopratutto il racconto, la grande piccola storia della radio di Claudio, del suo albero di Natale, della casetta ripostiglio sul balcone, queste cose danzano nei miei pensieri e ogni volta che ne sentivo il racconto si materializzavano scene di vita e ambienti, come se Claudio diventasse parte della mia vita, il bambino del mio vicino di casa. Proprio questa sua immagine naturale, con i suoi splendori e con le sue miserie me lo fanno sembrare ancora più umano, mi dicono come da piccoli fatti quotidiani possa nascere una sensibilità che diventa fucina di pensieri utili alla nostra esistenza, utili a muovere le nostre di sensibilità in uno scambio che nelle piccole occasioni come nelle grandi, date dalla vita o dall'incontro con la notorietà di un personaggio divenuto famoso, possono essere ancora linfa positiva per un avvenire che vogliamo sperare possa riservare ancora qualcosa di positivo.
Ascoltandolo si finiva col partecipare ed immedesimarsi, così anche noi da piccoli avremmo voluto vedere la faccia del "povero delinquente" imprigionato dopo il tentato furto e anche noi avremmo voluto dargli un regalino, che avremmo voluto fose il primo di una serie ricevuta dalla sorte che l'avrebbe portato ad essere migliore, molti di noi davanti al monito del padre "non ti comprerò mai la bicicletta" ricevuto dopo aver bruciato il sellino del triciclo, ci saremmo fermati alla befana del carabiniere facendoci soffiare da un'altro bimbo l'ultima bicicletta regalo rimasta...
e qui mi viene un pensiero, Claudio è talmente parte della nostra quotidianità che le sue canzoni e i suoi racconti sono diventati anche un po nostri, così dopo aver sentito il racconto della befana del carabiniere a Roma, non sentirlo a Milano mi è dispiaciuto e allora, lo confesso, sarei stato anch'io uno che incontrando Claudio fuori dal teatro dopo un concerto gli avrei detto, "bellissimo, ma non MI hai raccontato più quella storiella"... MI, si, proprio così, Mi come Mio, Mia... perchè ci devi scusare caro Claudio, ma sei talmente nella nostra vita che le tue esternazioni sono diventate un po nostre, parte del nostro modo di essere e pensare.
Sto parlando solo del racconto, in effetti questo mi è sembrata la novità di questa serie di "Dieci dita", più ancora delle canzoni il racconto mi è rimasto in evidenza e questo mi fa pensare che Claudio stia andando in teatro verso una forma molto personale di Teatro Canzone, alla moda di Gaber viene da dire, ma molto, molto più personale, alla Baglioni viene da ribadire.
Perchè lo spettacolo mi è sembrato prima di parole e poi di musica, musica al solito bellissima e bellissima appendice delle parole, musica e canzoni che nelle due date di Milano, superata la laringite, si è espressa con grandissimo valore vocale e spesso Claudio ha motivato le sue canzoni con efficaci agganci al racconto... appunto, da teatro canzone.
Solo in alcune occasioni alla chitarra, una in particolare, quella spesso suonata seduto sullo sgabello davanti al pubblico, mi è sembrato uscissero suoni poco armonici, non capisco se per errore di Claudio o se per l'accordatura imperfetta della chitarra, non sono un musicista e non posso dire, ma opto per l'accordatura in quanto con le alttre chitarre la cosa non mi è sembrata manifestarsi.
Splendido in tutto il resto e mi sembra di poter dire che al pianoforte si esprima un pò meglio che agli altri strumenti, ma sono inezie, quello che conta è che come al solito arriva con la sua voce e con la sua espressività, come sempre, al cuore e alla pancia.
Ed ora per fortuna la tecnologia è un'altra e può dare altre possibilità, così non ci sarà più bisogno di vedere quella grande radio, centro del mondo, andare a fuoco e far finire così, assieme alla sua vita , un'occasione di musica per Claudio.
Mi viene in mente la Camilla, anche la Camilla ha avuto la stessa fine, questa volta deliberatamente voluta da Claudio, chissà che non ci sia un legame, chissà che la loro distruzione non ne abbiano reso più forte la loro storia personale.
Ora a aspettiamo il suo nuovo lavoro, aspettiamo con fiducia, io ne ho tanta perchè sento e leggo in Claudio voglia di trasmettere, di interrogare e di interrogarsi.

Renato

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